Il problema ambientale causato della plastica non va preso sottogamba. Il problema è duplice. Il primo riguarda quello che finisce in mare. Non solo sacchetti, bottiglie o flaconi vuoti, ma soprattutto microplastiche, ovvero particelle più piccole di un millimetro spesso contenute in dentifrici, shampoo e detersivi. Quindi non è solo il contenitore a causare il problema dell’inquinamento, ma anche il contenuto a volte. Il secondo, invece, è legato al fatto che solo una piccola percentuale di plastica venga effettivamente riciclata per nuovi usi. Ecco quello che tutti noi possiamo fare per dare un contributo.

Evitare le microplastiche

Come abbiamo visto, uno degli elementi che contribuiscono all’inquinamento sono le microplastiche. Queste sono presenti in molti dei prodotti per l’igiene. Ad esempio nelle creme esfolianti per il viso ed il corpo, nei doccia shampoo, nei detergenti per il viso e nei dentifrici. La microplastica più utilizzata è il polietilene. La puoi riconoscere perché nella lista degli ingredienti è rintracciabile come polyethylene. La funzione di questo ingrediente è quella di consentire un effetto fissativo e illuminante nei cosmetici, ed un’azione esfoliante ed abrasiva nei detergenti (scrub).

Una volta finite in mare, queste sostanze vengono ingerite da organismi come i molluschi, i crostacei e anche dal plancton e, attraverso la catena alimentare, possono giungere anche sulla nostra tavola. Gli effetti sulla salute umana non sono stati ancora adeguatamente studiati, ma in alcuni casi potrebbero interferire con il nostro sistema endocrino.

Scegliere flaconi con plastica riciclata

Alcuni produttori scelgono di utilizzare la plastica riciclata per i loro flaconi. Alcuni ne utilizzano solo una piccola percentuale – 25 o 50% – mentre altri più virtuosi utilizzano flaconi completamente riciclati – 100%. Per coloro che scelgono questa strada c’é tuttavia un’ulteriore difficoltà da affrontare.

A causare problemi è un’altra componente dei detersivi: la profumazione. Ti sarà successo qualche volta di aver utilizzato un contenitore di plastica per conservare del cibo e di aver fatto fatica in seguito a rimuovere l’odore del contenuto. Questo dipende dal fatto che la plastica è porosa e tende ad assorbire gli odori ed i profumi delle sostanze con cui entra in contatto. È il caso dei detersivi e degli ammorbidenti per la lavatrice molto profumati che troviamo in commercio.

Quando questi flaconi vengono gettati e avviati al riciclo accade che il profumo assorbito nella precedente “vita” venga portato anche nella nuova. In questo modo, però, il flacone di plastica riciclato potrebbe contaminare il nuovo contenuto e alterarne la qualità. Questo è grave quando si tratta di prodotti rivolti alle persone allergiche alle essenze profumate. Per loro anche il minimo contatto con queste sostanze può causare irritazione alla pelle e reazioni allergiche.

Plastica riciclata sicura per la pelle sensibile

Abbiamo fatto esperienza diretta di questa problematica quando nel 2005 facevamo i primi test per realizzare detergenti ipoallergenici senza profumo. Durante le verifiche di laboratorio, avevamo notato che dopo pochi giorni il contenuto cominciava ad acquisire un odore imprevisto. Eppure noi il profumo non lo avevamo aggiunto. Solo in seguito abbiamo capito che questo era dovuto proprio al problema del flacone riciclato. La plastica aveva assorbito il profumo del precedente detersivo sintetico e, adesso, lo stava trasferendo al nostro, contaminando il prodotto e rendendolo inutilizzabile.

Per questo motivo abbiamo scelto di utilizzare plastica 100% riciclata proveniente da scarti di lavorazioni industriali. In questo modo possiamo prevenire l’inquinamento ambientale con la sicurezza che non contamini il tuo prodotto. Una mano all’ambiente e una certezza in più per la tua salute.
 

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Join the discussion 4 Comments

  • Paul ha detto:

    Salve, siamo sicuri che la plastica riciclata sia dal punto di vista igienico-sanitario sicura? Ho visto il processo con cui si ottengono le scagliette da vendere in blocchi alle aziende per il riciclo (tipo Voi), ma non mi sembra che i pezzetti ottenuti siano propriamente asettici, sterilizzati: dopotutto si tratta di rifiuti, provenienti da discariche, utilizzati da Tizio e Caio (non parliamo poi della carta..)

    • almacabio ha detto:

      Buongiorno, per quanto riguarda l’aspetto igienico, la plastica riciclata è sicura dal punto di vista della carica batterica – al di sotto delle soglie di pericolosità.
      Naturalmente non può essere antisettica – assenza totale di batteri – perché l’ambiente dove viviamo ha una naturale presenza di batteri. Naturalmente questo apre questioni diverse se la plastica viene utilizzata in ambito alimentare oppure per i prodotti di igiene casa.
      Per i prodotti della detergenza, i granuli di plastica riciclata in tal senso non arrecano alcun pericolo.
      Altra cosa è invece la conservazione di alcune molecole chimiche presenti nel profumo che rimangono nella plastica. Dal momento che abbiamo in catalogo anche alcuni prodotti privi di profumo – poiché alcune persone ne possono soffrire – abbiamo preferito utilizzare una plastica riciclata dal ciclo industriale – che non ha mai contattato sostanze profumate – piuttosto che post-consumo – che invece potrebbe esserne entrata in contatto.
      Facci sapere se abbiamo risposto alla tua domanda.
      Di queste tematiche siamo soliti parlarne ogni settimana nella nostra newsletter. Puoi scriverti a questo link se hai piacere: http://www.almacabio.com/benessere

      • Paul ha detto:

        Letto ora, ringrazio per la risposta molto interessante e per la gentilezza. So, infatti, del distinguo alimentare/altro, e so che per il primo comparto è consentito esclusivamente il PET per (se ricordo bene) determinate proprietà chimiche di capacità di eliminazione assoluta di residui precedenti contaminanti. Interessante anche il fatto che Voi utilizziate solo plastica preconsumo, ossia residui della industria. In effetti, già utilizzo detergenti con contenitori riciclati, ma solo in parte (25%). Questo atteggiamento è sicuramente un elisir di lunga vita per il pianeta, e mi meraviglio che non sia imposto legislativamente (comunque so che non v’è obbligo di segnalazione su etichetta prodotto). Con ‘sterilizzato/asettico’ intendevo all’istante esatto di creazione del contenitore; ritenevo che il processo (che presumo contempli anche una fusione dei pezzetti di riciclato presso la azienda utilizzatrice) potesse eliminare ogni residuo organico potenzialmente infettante.

  • Paul ha detto:

    Letto ora, ringrazio per la risposta molto interessante e per la gentilezza. So, infatti, del distinguo alimentare/altro, e so che per il primo comparto è consentito esclusivamente il PET per (se ricordo bene) determinate proprietà chimiche di capacità di eliminazione assoluta di residui precedenti contaminanti. Interessante anche il fatto che Voi utilizziate solo plastica preconsumo, ossia residui della industria. In effetti, già utilizzo detergenti con contenitori riciclati, ma solo in parte (25%). Questo atteggiamento è sicuramente un elisir di lunga vita per il pianeta, e mi meraviglio che non sia imposto legislativamente (comunque so che non v’è obbligo di segnalazione su etichetta prodotto). Con ‘sterilizzato/asettico’ intendevo all’istante esatto di creazione del contenitore; ritenevo che il processo (che presumo contempli anche una fusione dei pezzetti di riciclato presso la azienda utilizzatrice) potesse eliminare ogni residuo organico potenzialmente infettante.

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